Aver pagato un debito non comporta sempre la cancellazione immediata della segnalazione CRIF. Se il dato è corretto, può restare visibile per il periodo previsto dalle regole sui sistemi di informazione creditizia.
La cancellazione anticipata può essere richiesta quando la segnalazione contiene errori, non è stata aggiornata oppure supera i tempi di conservazione. Prima di agire, bisogna verificare esattamente quali informazioni risultano registrate.
Che cos’è la segnalazione CRIF dopo il pagamento del debito
CRIF gestisce un Sistema di Informazioni Creditizie, chiamato anche SIC.
Si tratta di una banca dati nella quale banche, finanziarie e altri operatori comunicano informazioni sui rapporti di credito.
Nel sistema possono comparire:
- richieste di finanziamento;
- prestiti in corso;
- mutui;
- carte di credito;
- rate pagate regolarmente;
- ritardi nei pagamenti;
- finanziamenti estinti;
- morosità non sanate.
Essere presenti nella banca dati non significa automaticamente essere considerati cattivi pagatori.
Nel SIC vengono registrate anche informazioni positive, come i finanziamenti rimborsati correttamente. CRIF precisa che la banca dati contiene sia dati positivi sia dati negativi.
Il problema nasce quando compare un ritardo oppure un inadempimento.
Quell’informazione può incidere sulla valutazione effettuata da banche e finanziarie prima di concedere un nuovo credito.
Una persona può quindi incontrare difficoltà nel chiedere:
- un mutuo;
- un prestito personale;
- una carta di credito;
- un finanziamento per l’automobile;
- una dilazione di pagamento;
- un aumento del limite della carta.
Molti debitori pensano che, pagando tutto, il nominativo debba scomparire immediatamente.
In realtà, il pagamento determina normalmente l’aggiornamento della posizione.
Il ritardo viene indicato come regolarizzato, ma può restare visibile per un periodo stabilito.
La domanda “Hai pagato il debito ma risulti ancora segnalato?” non ha quindi una risposta uguale per tutti.
Bisogna capire quanti pagamenti erano stati saltati, quando è avvenuta la regolarizzazione e se i dati sono corretti.
Come funziona la permanenza della segnalazione CRIF
I dati presenti nel SIC non vengono conservati per sempre.
Il Codice di condotta approvato dal Garante per la protezione dei dati personali stabilisce regole specifiche per i sistemi informativi privati sul credito.
I tempi cambiano in base al tipo di informazione registrata.
Uno o due pagamenti in ritardo
Se il ritardo riguarda una o due rate, il dato può restare visibile per 12 mesi dalla comunicazione della regolarizzazione.
Durante questi 12 mesi, i pagamenti successivi devono essere regolari.
Un nuovo ritardo può modificare il termine applicabile.
Tre o più pagamenti in ritardo
Quando il ritardo riguarda almeno tre rate o mensilità, la conservazione può durare 24 mesi dalla comunicazione della regolarizzazione.
Anche in questo caso, i pagamenti successivi devono restare regolari durante il periodo previsto.
Debito mai regolarizzato
Le informazioni relative a finanziamenti non rimborsati possono restare registrate per 36 mesi.
Il termine parte dalla scadenza contrattuale del rapporto oppure dall’ultimo aggiornamento rilevante comunicato dall’ente.
In ogni caso, CRIF indica un limite massimo di 60 mesi dalla scadenza contrattuale del finanziamento.
Finanziamento pagato regolarmente
Anche i dati positivi possono rimanere nel SIC.
Un finanziamento rimborsato senza ritardi può essere conservato per 60 mesi dalla sua effettiva estinzione.
La presenza del nominativo, quindi, non dimostra da sola l’esistenza di un problema.
Bisogna leggere lo stato associato al rapporto.
Il punto decisivo non è chiedere soltanto: “Sono presente in CRIF?”.
La domanda corretta è: “Quale dato risulta, con quale stato e fino a quale data può essere conservato?”.
Diritti, obblighi e aspetti giuridici rilevanti
Il debitore ha diritto di conoscere i dati personali registrati nel SIC.
Può chiedere l’accesso alle informazioni e verificare:
- il finanziamento segnalato;
- la banca o finanziaria che ha trasmesso il dato;
- il numero delle rate insolute;
- la data del primo ritardo;
- la data della regolarizzazione;
- lo stato attuale del rapporto;
- gli aggiornamenti ricevuti;
- il termine previsto per la conservazione.
Il Regolamento europeo sulla protezione dei dati riconosce il diritto di ottenere la rettifica dei dati personali inesatti.
Riconosce inoltre il diritto alla cancellazione quando non esiste più un valido motivo per conservarli, nei casi previsti dalla legge.
Questo diritto non significa che ogni segnalazione negativa corretta debba essere eliminata appena il debitore lo chiede.
Quando il ritardo è realmente avvenuto e il termine non è scaduto, la conservazione può essere legittima.
La cancellazione può invece essere richiesta quando:
- il debito era già stato pagato prima della segnalazione;
- il numero delle rate insolute è errato;
- la posizione non risulta aggiornata dopo il pagamento;
- il finanziamento appartiene a un’altra persona;
- la segnalazione è duplicata;
- è scaduto il termine di conservazione;
- manca un corretto collegamento con il rapporto;
- sono presenti importi inesatti;
- la banca ha trasmesso informazioni non aggiornate.
La prima segnalazione di ritardo segue inoltre alcune garanzie.
Secondo le informazioni pubblicate da CRIF, il primo ritardo diventa visibile solo quando non viene regolarizzato entro la seconda scadenza mensile consecutiva.
L’istituto deve anche inviare un preavviso almeno 15 giorni prima della visibilità della prima segnalazione negativa.
Il preavviso serve a consentire al cliente di verificare l’eventuale errore e regolarizzare la posizione.
La sua mancanza può avere rilievo, ma deve essere valutata sulla base dei documenti e del caso concreto.
Non ogni irregolarità produce automaticamente un risarcimento.
Bisogna dimostrare anche il danno subito e il collegamento con la condotta contestata.
Pagare il debito cancella subito la segnalazione?
No, non sempre.
Il pagamento trasforma normalmente il debito da non regolarizzato a regolarizzato.
L’informazione storica sul ritardo può però restare visibile per 12 o 24 mesi, in base al numero delle rate coinvolte.
Immaginiamo un prestito con quattro rate pagate in ritardo.
Il debitore salda tutte le somme il 10 marzo.
L’ente aggiorna la posizione e comunica la regolarizzazione.
La segnalazione non deve necessariamente sparire il giorno successivo.
Può restare visibile per 24 mesi, purché i dati siano esatti e i pagamenti successivi restino regolari.
Una cosa è la permanenza dell’informazione.
Un’altra è l’aggiornamento della sua descrizione.
Se il debito è stato saldato, non dovrebbe continuare a comparire come ancora insoluto.
In quel caso il dato potrebbe essere inesatto o non aggiornato.
È questa la differenza più importante.
Il debitore non può sempre pretendere l’eliminazione immediata, ma può pretendere che la posizione rappresenti la realtà.
Errori comuni e come evitarli
Il primo errore è pensare che il pagamento cancelli automaticamente ogni traccia.
Il SIC conserva anche la storia del rapporto.
Una segnalazione corretta può restare visibile fino alla scadenza del termine previsto.
Il secondo errore è chiedere la cancellazione senza prima ottenere una visura.
Senza conoscere i dati registrati, è difficile formulare una contestazione precisa.
La richiesta generica “cancellatemi dalla CRIF” può non produrre risultati.
Il terzo errore è confondere CRIF con la Centrale dei Rischi della Banca d’Italia.
Sono sistemi differenti.
CRIF è un sistema di informazione creditizia privato.
La Centrale dei Rischi è invece gestita dalla Banca d’Italia e segue regole proprie.
Una persona può risultare in una banca dati e non nell’altra.
Il quarto errore è affidarsi a soggetti che promettono cancellazioni sicure e immediate.
Nessun intermediario può eliminare legittimamente un dato corretto prima del termine solo perché riceve un pagamento.
CRIF avverte che i dati vengono cancellati automaticamente allo scadere dei tempi previsti.
Il quinto errore è inviare una richiesta priva di documenti.
Per dimostrare l’avvenuto pagamento servono prove chiare.
Sono utili:
- quietanza;
- ricevuta del bonifico;
- dichiarazione liberatoria;
- estratto conto;
- accordo transattivo;
- comunicazione della banca;
- piano di rientro concluso.
Il sesto errore è contestare soltanto CRIF.
CRIF gestisce il sistema, ma il dato viene normalmente trasmesso dalla banca o dalla finanziaria.
Per questo può essere utile rivolgersi anche all’ente segnalante.
Il settimo errore è non controllare la risposta ricevuta.
Una banca può comunicare di aver aggiornato il dato.
È comunque prudente richiedere una nuova visura dopo un tempo ragionevole.
Il controllo serve a verificare che la modifica sia stata effettivamente eseguita.
Cosa fare in concreto in questa situazione
Il primo passo è richiedere l’accesso ai dati CRIF.
La richiesta può essere presentata direttamente dall’interessato.
Bisogna indicare correttamente i dati anagrafici e allegare il documento richiesto.
Una volta ricevuto il prospetto, occorre controllare ogni rapporto.
Per ciascun finanziamento bisogna annotare:
- nome dell’ente segnalante;
- importo del credito;
- stato del finanziamento;
- rate in ritardo;
- data della regolarizzazione;
- ultimo aggiornamento;
- eventuale estinzione;
- termine previsto per la conservazione.
Il secondo passo è confrontare il prospetto con i propri documenti.
Se CRIF indica un debito ancora aperto, ma il saldo è stato eseguito, bisogna recuperare la prova.
Il terzo passo è inviare una richiesta di rettifica.
È possibile rivolgersi alla banca o finanziaria che ha effettuato la segnalazione.
È possibile anche presentare la richiesta direttamente a CRIF.
CRIF precisa che non può modificare autonomamente il dato contestato.
Deve prima chiedere una verifica all’ente che lo ha trasmesso.
La comunicazione dovrebbe contenere:
- dati dell’interessato;
- rapporto contestato;
- errore rilevato;
- data del pagamento;
- documenti allegati;
- richiesta di aggiornamento;
- eventuale richiesta di cancellazione;
- richiesta di risposta scritta.
Il quarto passo è conservare la prova dell’invio.
La richiesta dovrebbe essere trasmessa con una modalità tracciabile.
È importante conservare:
- ricevuta PEC;
- protocollo;
- copia del modulo;
- allegati;
- risposta dell’ente;
- schermate dell’area personale.
Se la richiesta viene inviata a CRIF, il rapporto viene indicato come oggetto di verifica.
CRIF informa che, se l’ente partecipante non risponde entro 30 giorni, la visibilità del rapporto contestato viene temporaneamente inibita dal trentesimo giorno.
Questa inibizione non equivale necessariamente a una cancellazione definitiva.
Il dato può tornare visibile dopo la conclusione della verifica, se viene confermato come corretto.
Mini-storia o esempio pratico
Immaginiamo il caso di Andrea.
Andrea aveva accumulato tre rate insolute su un prestito personale.
Dopo un periodo difficile, raggiunge un accordo con la finanziaria e paga tutto.
Riceve anche una liberatoria.
Sei mesi dopo chiede un finanziamento per acquistare un’automobile.
La richiesta viene respinta.
Andrea scopre di risultare ancora segnalato in CRIF.
La sua prima reazione è pensare che la banca abbia commesso un errore.
Richiede quindi l’accesso ai dati.
Dal prospetto emerge che il finanziamento risulta regolarizzato.
Sono però indicate tre rate pagate in ritardo.
In questo caso, la presenza del dato può essere corretta.
Il termine di conservazione può arrivare a 24 mesi dalla comunicazione della regolarizzazione.
Andrea non ha quindi diritto alla cancellazione immediata della storia del ritardo.
Immaginiamo però una seconda situazione.
Il prospetto indica ancora il finanziamento come non pagato.
Andrea possiede la liberatoria e la ricevuta del saldo.
In questo caso, può chiedere l’aggiornamento della posizione.
La banca deve verificare e comunicare il dato corretto.
Le due situazioni sembrano simili, ma sono molto diverse.
Nel primo caso il dato è negativo, ma aggiornato.
Nel secondo è inesatto e deve essere rettificato.
Quando serve davvero un avvocato
Un avvocato può essere utile quando la segnalazione contiene errori e non viene corretta.
L’assistenza è consigliabile soprattutto quando:
- il debito è stato pagato, ma risulta ancora insoluto;
- l’ente non risponde alla contestazione;
- la segnalazione riguarda un finanziamento mai richiesto;
- mancano aggiornamenti importanti;
- il termine di conservazione è scaduto;
- la segnalazione è duplicata;
- non risulta inviato il preavviso;
- il dato inesatto ha causato il rifiuto di un mutuo;
- sono stati negati altri finanziamenti;
- l’errore ha prodotto un danno economico;
- esiste un caso di furto d’identità;
- la segnalazione riguarda una posizione già oggetto di accordo.
Il professionista può analizzare la visura e ricostruire il rapporto.
Può verificare se il dato è corretto, aggiornato e ancora conservabile.
Può inoltre inviare una richiesta formale alla banca, alla finanziaria o al gestore del SIC.
Quando la rettifica non viene eseguita, si può valutare un reclamo al Garante per la protezione dei dati personali.
In presenza dei presupposti, può essere valutata anche un’azione giudiziaria.
Il risarcimento non è però automatico.
Bisogna dimostrare l’errore, il danno e il collegamento tra i due.
Per esempio, il semplice disagio può non bastare.
Sono invece rilevanti documenti che mostrano il rifiuto di un mutuo o la perdita di un’operazione economica.
La domanda “Hai pagato il debito ma risulti ancora segnalato?” richiede quindi un controllo tecnico.
Una segnalazione ancora visibile non è sempre illegittima.
Una segnalazione falsa, non aggiornata o oltre termine può invece essere contestata.
Domande frequenti
Dopo aver pagato, quanto resta la segnalazione CRIF?
Può restare 12 mesi per uno o due ritardi e 24 mesi per almeno tre ritardi, se la posizione è stata regolarizzata.
Posso chiedere la cancellazione immediata dopo il saldo?
Non sempre. Se il dato è corretto, resta per il periodo previsto. Puoi però chiedere che venga aggiornato come regolarizzato.
Come faccio a sapere cosa risulta in CRIF?
Devi presentare una richiesta di accesso ai tuoi dati e leggere il prospetto relativo ai rapporti registrati.
A chi devo chiedere la rettifica?
Puoi rivolgerti alla banca o finanziaria che ha segnalato il dato oppure direttamente a CRIF.
Posso ottenere un risarcimento per una segnalazione sbagliata?
È possibile se dimostri l’illegittimità del dato e un danno concreto collegato alla segnalazione.
Conclusioni
Pagare il debito non significa sempre ottenere la cancellazione immediata dalla CRIF.
Il sistema può conservare la storia dei ritardi per i tempi stabiliti.
Il debitore ha però diritto a dati corretti, completi e aggiornati.
Se il pagamento non risulta, se gli importi sono errati oppure se il termine è scaduto, è possibile chiedere la rettifica o la rimozione.
Il primo passo è sempre ottenere la visura.
Solo dopo è possibile capire se la segnalazione è legittima oppure contestabile.
Hai pagato il debito, ma risulti ancora insolvente? La segnalazione ti ha impedito di ottenere un mutuo o un finanziamento?
Contatta lo Studio Laudando & Partners per ricevere una valutazione personalizzata, verificare la segnalazione e tutelare i tuoi diritti.
Avv. Antonio Laudando
