Assegno divorzile e unioni civili: la Cassazione apre nuovi diritti

Una decisione storica: con l’ordinanza n. 25495 del 17 settembre 2025, la Corte di Cassazione ha riconosciuto che anche chi esce da una unione civile ha diritto all’assegno divorzile, al pari di quanto accade per il matrimonio.

Si tratta di una svolta che amplia le tutele economiche e sociali, eliminando una disparità che per anni ha penalizzato molti cittadini.
Chi si trova in difficoltà economica dopo la fine di una unione civile potrà ora chiedere un sostegno economico, in virtù del contributo dato alla relazione e della solidarietà post-coniugale che la legge intende tutelare.


Cosa cambia con la sentenza della Cassazione

Prima dell’ordinanza 25495/2025, il diritto all’assegno divorzile era riconosciuto solo ai coniugi divorziati, non a chi aveva sciolto una unione civile.
Questo creava una disparità tra matrimonio e unione civile, sebbene entrambe le forme siano riconosciute dall’ordinamento italiano.

La Cassazione ha stabilito che:

  • Le unioni civili, come i matrimoni, comportano obblighi di solidarietà reciproca.
  • In caso di scioglimento, il partner economicamente più debole può avere diritto a un assegno.
  • La valutazione segue gli stessi criteri previsti per i divorzi.

Chi può richiedere l’assegno divorzile nelle unioni civili

L’assegno divorzile unioni civili può essere richiesto dal partner che, a seguito della rottura della relazione, si trova in condizioni economiche svantaggiate.

Requisiti principali

  • Dimostrare una disparità economica significativa rispetto all’ex partner.
  • Aver contribuito in modo rilevante alla vita comune (ad esempio rinunciando a opportunità lavorative o contribuendo alla gestione familiare).
  • Non aver contratto una nuova unione o matrimonio.

Come viene determinato l’assegno divorzile nelle unioni civili

Il giudice valuta una serie di elementi, analoghi a quelli già utilizzati per i matrimoni:

  • durata della unione civile;
  • condizioni economiche di entrambe le parti;
  • contributo dato da ciascun partner alla relazione;
  • eventuali sacrifici professionali e personali sostenuti.

Esempio pratico

Marco e Luca hanno vissuto un’unione civile durata 12 anni. Luca ha rinunciato alla carriera lavorativa per occuparsi della famiglia e sostenere il partner. Dopo lo scioglimento della unione, Luca si trova in difficoltà economica.
Con la nuova interpretazione della Cassazione, Luca può chiedere l’assegno divorzile.


Impatto sociale e giuridico

Questa decisione rafforza il principio di uguaglianza tra matrimonio e unione civile, riconoscendo pari dignità a entrambe le forme di relazione.
Si tratta di un passo avanti nella tutela dei diritti delle persone unite civilmente e rappresenta un precedente giurisprudenziale che farà scuola nei prossimi anni.


FAQ – Assegno divorzile e unioni civili

👉 Le unioni civili hanno sempre previsto l’assegno divorzile?
No, la Cassazione lo ha esteso solo con l’ordinanza n. 25495/2025.

👉 L’assegno è automatico?
No, va richiesto al giudice e spetta solo se ci sono squilibri economici e specifici requisiti.

👉 Vale anche per le unioni già sciolte?
Sì, chi ha sciolto una unione civile prima della sentenza può comunque chiedere l’assegno, se ricorrono le condizioni.

👉 L’assegno è sempre mensile?
Solitamente sì, ma il giudice può anche stabilire una corresponsione in un’unica soluzione.


Consigli pratici

  • Se hai sciolto una unione civile e ti trovi in difficoltà economica, valuta con un legale la possibilità di presentare domanda.
  • Conserva documenti che dimostrino il tuo contributo alla vita comune.
  • Non aspettare: la giurisprudenza apre una strada importante, ma serve un’azione concreta per ottenere i tuoi diritti.

Conclusione

Con l’ordinanza n. 25495/2025 la Cassazione ha esteso l’assegno divorzile anche alle unioni civili, equiparandole finalmente al matrimonio.
Un riconoscimento che tutela chi, dopo anni di vita comune, si trova in difficoltà economica per aver sacrificato tempo, lavoro e risorse in favore della relazione.

Se ti trovi in questa situazione, non sottovalutare i tuoi diritti: una consulenza legale può aiutarti a ottenere ciò che ti spetta.

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Avv. Antonio Laudando

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