Le cartelle Equitalia sono nulle se non indicano gli interessi

Esiste un principio fondamentale secondo cui non esiste una presunzione di legittimità delle somme pretese dal Fisco, ciò significa che il contribuente non deve prendere per verità assoluta quanto gli viene richiesto dall’Amministrazione finanziaria ma anzi deve essere messo nelle condizioni di verificare ogni singolo centesimo richiesto.

Ecco un nuovo caso di illegittimità delle Cartelle esattoriali Equitalia, confermato da diverse sentenze.

Dal momento che si tratta di un atto amministrativo, la cartella esattoriale, per essere legittima, deve essere motivata e riportare tutte le voci pretese dall’ente creditore: la sua qualifica, la somma dovuta, gli interessi, le spese, la scadenza. La cartella compilata da Equitalia deve essere inoltre leggibile e comprensibile al contribuente, il quale deve capire cosa gli viene chiesto e poter notare eventuali errori di calcolo.

Il contribuente ha quindi il diritto di ricevere una cartella esattoriale in cui si precisata la motivazione del conteggio effettuato e degli interessi, ma anche l’indicazione della data di consegna del ruolo al concessionario, in questo caso Equitalia. Infatti il contribuente non può essere a conoscenza della data in cui l’ente creditore abbia consegnato il ruolo a Equitalia, per cui questa data deve essere espressamente indicata nella cartella esattoriale. La mancata indicazione della data di consegna del ruolo rende nulli gli interessi dovuti al pagamento ritardato, ma non la tassa in sé, a meno che, ovviamente, non si riscontrino errori e illegittimità in altre voci.

La cartella esattoriale deve indicare, nel pagina di dettaglio delle somme dovute dal contribuente, la percentuale degli interessi per ogni singola annualità, per consentire il controllo sui calcoli. L’obbligo di indicazione del tasso di interessi applicato è una condizione di trasparenza e garanzia nei confronti del debitore, necessaria al fine di consentire il controllo della validità della cartella esattoriale, del corretto conteggio degli importi dovuti.

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STUDIO LAUDANDO PORTA IL CONSORZIO DI BONIFICA E GEFIL IN TRIBUNALE

Costretto a comprare una nuova auto per recarsi al lavoro e a pagare una seconda polizza assicurativa, ma il contribuente aveva già dimostrato davanti alla legge di non dovere nulla al Consorzio di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno.

Nonostante la sentenza favorevole contro i contributi pretesi dal Consorzio di Bonifica, la Gefil società di riscossione, non esitava ad inviare al contribuente vittorioso un preavviso di fermo amministrativo.

Il nostro assistito in seguito alla notifica di una ingiunzione di pagamento dalla Gefil s.p.a. che gli chiedeva il pagamento della somma di importi per contributi consortili derivanti dal ruolo del Consorzio di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno per gli anni 2006, 2008, 2009 e 2010, faceva ricorso presso la Commissione Tributaria Provinciale di Caserta.

La prima sentenza favorevole. Il ricorso veniva accolto e per l’effetto annullato l’atto impugnato, condannando il Consorzio al pagamento delle spese legali.

Oltre al danno la beffa. Nonostante la sentenza favorevole e l’annullamento dell’atto, dopo 7 mesi il contribuente si vedeva recapitare un preavviso di fermo amministrativo dalla Gefil, per gli stessi contributi consortili che aveva impugnato in precedenza vincendo.

Dialogo tra sordi. Il nostro assistito comunicava con pec e fax l’illeggitimità del preavviso di fermo, ma il fermo veniva eseguito ugualmente. Nonostante altre comunicazioni al Consorzio il fermo non veniva cancellato prontamente.

Costretto ad acquistare una nuova auto. Il contribuente si vedeva così costretto ad acquistare una nuova auto per soddisfare le ineluttabili esigenze di spostamento per effettuare i turni lavorativi, pagando una seconda polizza assicurativa oltre quella da poco rinnovata sulla vettura sottoposta illegittimamente a fermo.

Da parte del Consorzio di Bonifica e della Gefil un comportamento assolutamente scorretto, per questo, su mandato del nostro assistito si è proceduto con la citazione in tribunale.

Seguiranno aggiornamenti.

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ACERRA: STUDIO LAUDANDO OTTIENE RISARCIMENTO DA ENEL PER GUASTO DI NOVEMBRE

Icitazione_enel_risarcimento_danni_guastol 17 novembre 2015 e il giorno successivo ad Acerra (NA), si è verificata la sospensione di fornitura di corrente elettrica nella zona di Via Caporale. Di conseguenza l’Enel ha inviato dei tecnici sul luogo per intervenire e far cessare il disservizio, quando all’alba del giorno 18, il personale intervenuto ha riattivato la linea a 380 W anzichè 230, causando molti danni a tutte le utenze site in quella zona di Acerra.

In particolare, sia l’interruzione che il successivo errore da parte dei tecnici con sovraccarico di corrente hanno causato diversi danni, tra cui il guasto di molti elettrodomestici.

Pertanto, su richiesta di un assistito, lo Studio Laudando ha citato Enel Energia S.P.A e ottenuto in 60 giorni un accordo transattivo con i legali della società.

Lo Studio Legale Laudando ha così visti riconosciuti:

  • Risarcimento danni elettrodomestici del cliente per € 1250,50
  • Pagamento dei diritti onorari e spese legali generali

Pensi di aver diritto a un risarcimento dall’Enel per lo stesso disservizio o un episodio simile? Contattaci.

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L’istanza del contribuente cancella il debito con Equitalia

Una sentenza storica! La cartella è nulla per silenzio-assenso. Basta quindi una semplice dichiarazione del contribuente per sospendere immediatamente la riscossione di Equitalia.

Il principio sancito dalla sentenza del Tribunale di Salerno, la n.603/2016, prevede che è sufficiente l’invio di una semplice dichiarazione del contribuente per sospendere immediatamente la riscossione di Equitalia.

Il concessionario, poi, è tenuto ad inoltrare la medesima dichiarazione all’Ente creditore competente e le pretese sono definitivamente annullate in caso mancata risposta di quest’ultimo entro 220 giorni. Secondo il giudice del Tribunale di Salerno “fondata è l’eccezione in base alla quale l’efficacia dei ruoli posti a fondamento del pignoramento sarebbe sospesa ex lege avendo” – il ricorrente – “provveduto, con dichiarazione ex art.1 comma 538 l. 228/2012 notificata in data 11/02/2013, a far valere la prescrizione dei crediti per cui si procedeva senza ricevere alcuna risposta dall’agente della riscossione”.

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COME NON PAGARE TUTTO A EQUITALIA: LA STORIA DI ROSSELLA

Ridurre quasi del 90% (87,4) il debito con Equitalia e passare da 87mila a 11mila euro da pagare al fisco grazie alla legge. Vi sembrerà strano? Eppure è realtà.

E’ bene innanzitutto fare una premessa: la rateizzazione Equitalia è un’altra cosa. La rateazione o rateizzazione Equitalia per contribuenti in difficoltà è regolata dal D.Lgs. n. 159/2015 “Misure per la semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione”.

Non pagare cifre spropositate e interessi maturati a Equitalia quando la situazione debitoria è troppo pesante da affrontare invece è cosa diversa e –  seppur a certe condizioni – realizzabile grazie alla legge del 2012, ancora poco usata, che regola la «Composizione della crisi da sovraindebitamento». La norma è stata emanata dal governo Monti, e poi ritoccata dal governo Letta, per aiutare consumatori e piccoli imprenditori in difficoltà che a causa della crisi economica non riescono più a far fronte ai debiti.

La storia di questa donna che ha evitato conseguenze peggiori a causa dei debiti è l’esempio concreto migliore che si possa fare.

equitalia_rinegoziare_debito_rateazioneRossella Stucchi, 53 anni, impiegata, è riuscita a chiudere il suo debito con il Fisco dopo tredici anni e con uno sconto: si è vista ridurre dal Tribunale di Busto Arsizio il debito nei confronti di Equitalia a 11 mila euro da 87 mila a cui era giunto. Nel 2002 le venivano contestati 26 milioni di vecchie lire, in termini tecnici si trattava di una pretesa tributaria per un maggior reddito, ma lei non era in condizioni di pagarli per cui lasciò maturare il dovuto e gli interessi con il cambio dell’euro portarono la somma alle stelle, oltre 86mila euro.

La donna ha chiesto la rateizzazione del debito con Equitalia, ma si è resa conto che le rate da pagare erano troppo alte per lo stipendio che prendeva, quindi la svolta grazie all’intervento del suo avvocato e alla legge sopra citata che prevede che il consumatore, gravato da passività non derivate da attività di impresa o professione, presenti un piano di ristrutturazione del proprio debito.

La procedura comporta che il consumatore possa essere ammesso a pagare il proprio debito anche in misura non integrale, a determinate condizioni. Se il giudice approva il piano, questo diventa vincolante per i creditori.

«Abbiamo offerto al Tribunale tutto il patrimonio di Stucchi — spiega l’avvocato —, cioè la porzione della casa di famiglia che è stata venduta. Valore 11 mila euro. Il giudice ha accettato». 

Leggi la storia sul Corriere della Sera

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