Malasanità, scambio di pazienti: muoiono due anziani

Un tragico errore è costato la vita a due pazienti: al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli, due anziani, poi deceduti, sono stati “scambiati” e trasferiti nei reparti sbagliati. Uno doveva andare in rianimazione ma è finito in chirurgia, l’altro ha fatto il percorso inverso. E’ stata avviata un’inchiesta e sono state disposte le autopsie su entrambi i cadaveri.

L’episodio risale a una decina di giorni fa. L’uomo finito per errore in Chirurgia, un ultraottantenne, è morto il 21 gennaio mentre il secondo, che doveva essere portato in Rianimazione, è deceduto due giorni dopo. Entrambi sono stati vittima di uno “scambio”, di un errore che li ha visti trasferiti nei reparti sbagliati. L’Asl di Roma ha avviato un’indagine interna per accertare la dinamica dei fatti: il personale sanitario si è accorto dell’errore poco dopo lo scambio delle lettighe ma a nulla sono valsi i tentativi e le cure portate dagli anestesisti-rianimatori presenti nei due reparti.

Quadri clinici molto gravi – A lanciare il primo allarme sono stati i parenti dell’anziano finito in Chirurgia dopo aver parlato con il medico: e proprio in quei momenti anche il personale, ricostruendo i trasferimenti, si è accorto del tragico errore. Ma ormai era troppo tardi essendo il quadro clinico decisamente complicato. Il primo paziente, infatti, era molto anziano mentre il secondo soffriva di malnutrizione e alcolismo.


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Ha 60 euro sul conto, ma Equitalia gli chiede 18 milioni

Mario Silvestri, clochard che soggiorna presso la Comunità di Sant’Egidio a Roma (centro per chi non ha una casa), ha ricevuto una lettera da Equitalia con la richiesta di pagare quasi 18 milioni per l’evasione di Iva e Irpef di due società (una poi chiusa) che fanno commercio di auto di cui lui risulta essere l’amministratore. L’uomo aveva appena 59 euro sul suo conto che la Posta gli aveva bloccato “per riciclaggio”. “Mi hanno rubato l’identità” si difende.

Tra le ipotesi quella che qualcuno lo abbia raggirato: “Una volta mentre dormivo in macchina – racconta al Corriere della Sera – mi si sono avvicinati dei personaggi e mi hanno fatto la proposta di fargli da prestanome: ho accettato perché non avevo niente e mi hanno dato dei soldi, le scarpe e da mangiare”. E conclude dicendo di essere vittima di personaggi oscuri e di una “truffa carosello”, come viene chiamata. Ora sarà la Giustizia a stabilirlo. (TgCOM)


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Tagliato il 90% del debito Equitalia a un impiegato

C’è chi l’ha ribattezzata la legge “salva suicidi”. Altri “cancella debito”. Tecnicamente è la legge sul Sovraindebitamento, risale al 2012. Un’ancora di salvezza per chi deve fare i conti con il Fisco. Perché non tutti possono permettersi di “rottamare” le cartelle esattoriali. Chi è in difficoltà non ha materialmente la possibilità di saldare il suo debito in 5 rate entro il settembre del 2018. Ora si paga «in relazione alle concrete possibilità del debitore». Una via d’uscita dalle cartelle-incubo. Che lievitano negli anni fra interessi e sanzioni. Come quella di un impiegato di Como che in Tribunale a Como è riuscito a ottenere uno “sconto” di 455mila euro. Dopo un’odissea durata oltre vent’anni.

E’ quanto scrive online il quotidiano Il Giorno, riportando all’attenzione dei cittadini la  Legge n° 3 del 27 Gennaio 2012, che giornalisticamente è stata chiamata “legge salva suicidi” o “legge cancella debito”, stabilisce norme in materia di soluzione delle situazioni di sovraindebitamento dei soggetti non fallibili. È una legge ormai in vigore da alcuni anni, ma non è ancora ben conosciuta, né dai cittadini, né dagli operatori del diritto. 

La legge “salva suicidi” è uno strumento che consente al debitore di fare fronte ai propri debiti in modo coerente con le proprie risorse, sollevandolo dalla pressione psicologica che il sovraindebitamento crea, ma tendendo anche a garantire ai creditori la migliore soddisfazione possibile.


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Autotrasportatori: malattia professionale in aumento

All’INAIL sono ancora troppo basse le medie di riconoscimento della malattia professionale nella categoria degli autotrasportatori.

Secondo l’INCA infatti  i dati ufficiali, nei trasporti in generale, dicono che ogni anno si accertano circa 27 mila infortuni e 130 morti, di cui 100 avvenuti in occasione di lavoro. Il 70% interessa l’autotrasporto e la logistica delle merci, cioè quei settori maggiormente esposti ad una vera e propria competizione selvaggia.

Stress, fatica, disturbi muscolo-scheletrici e obesità sono i principali fattori che rendono il lavoro insalubre per chi lo svolge, mentre le patologie muscolo-scheletriche denunciate all’Inail sono aumentate del 65%, a partire dal 2008, anno in cui sono state aggiornate le tabelle delle malattie professionali.

Ciononostante, il livello di riconoscimenti del nesso causale con il lavoro da parte dell’Istituto assicuratore non ha seguito lo stesso andamento, confermando gli ostacoli per i lavoratori di accedere alle tutele previste in questi casi

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Natale: la tredicesima è un diritto per colf, badanti e babysitter.

L’articolo 38 del Contratto collettivo per il lavoro domestico dice che “in occasione del Natale, e comunque entro il mese di dicembre, spetta al lavoratore una mensilità aggiuntiva”, e che questa matura “anche durante le assenze per malattia, infortunio sul lavoro, malattia professionale e maternità“.

Hanno diritto alla tredicesima tutti i lavoratori domestici, sia conviventi che non,  sia assunti a tempo pieno, part time  o che svolgono il proprio lavoro a “ore” e pertanto per  calcolare l’importo che il datore di lavoro è tenuto a corrispondergli sarà necessario tener conto di come viene svolto il lavoro domestico.

Per poter stabilire l’importo esatto da riscuotere, basta applicare la seguente formula: “retribuzione lorda mensile X numero di mesi di lavoro effettuati / totale mensilità”. Per poter inserire correttamente tutte le voci richieste, occorre conoscere nel dettaglio le seguenti informazioni:
Considerare il numero di mesi di lavoro effettuati.
Conoscere l’effettiva retribuzione mensile che è stata corrisposta.
Moltiplicare la retribuzione di ogni mese per i mesi in cui si è svolta l’attività lavorativa.
Il totale deve essere diviso per 12, ossia il numero di mesi che compongono l’anno.

Lo Studio Legale Laudando con sede in Acerra (Napoli), fornisce consulenza e tutela a Colf, Badanti e Babysitter su: straordinari non pagati, licenziamento, liquidazione, servizio notturno senza regolare maggiorazione, mansioni diverse da quelle previste dal contratto, giorno di pausa ignorato, ferie negate, denuncia del lavoro in nero.


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Ricorso Sapna Cartelle Tarsu Equitalia Nola

Tarsu: Equitalia manda cartelle pazze a Nola

A Napoli, più precisamente nella zona del nolano, Equitalia sta inviando cartelle esattoriali relative al mancato pagamento della Tarsu proprio nei giorni prima del Natale.

Probabilmente le cartelle esattoriali sono frutto di accertamenti messi in campo dalla Sapna, società all’epoca incaricata a riscuotere il tributo, in merito a omissioni ed errori nella trasmissione dei dati. In altri casi, si ipotizzano anche errori di calcolo. Inoltre l’ente di riscossione è tornato a sollevare il problema delle cantine e dei garage, unità che sono state ugualmente conteggiate ai fini della determinazione della Tarsu.

In questi casi si può fare ricorso contro Equitalia perchè la TARSU non è dovuta per i garage ad uso privato in quanto non è ipotizzabile che dagli stessi possano derivare rifiuti: lo ha stabilito la  Commissione Tributaria Regionale della Sicilia con sentenze n.483/34/11- 450/34/11- 451/34/11- 452//34/11- 453/34/11. 

 


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Equitalia condannata

EQUITALIA NON RISPONDE AL CITTADINO: CONDANNATA!

Un nostro cliente ha chiesto le relate di notifica ad Equitalia, ma la società non rispondendo entro 30 giorni, è stata condannata dal Tar Campania con sentenza del 25.11.2016.

La sesta sezione del Tar Campania, ha condannato la società di riscossione Equitalia s.p.a. per non aver risposto ad una richiesta di documenti della Sig.ra C.F. rappresentata dai legali dello Studio Laudando. Il nostro Studio Legale, al fine di  iniziare una attività volta al riconoscimento di un diritto del ricorrente, chiedeva ad Equitalia tramite pec l’esibizione in base alle legge 241 del 1990 (accesso agli atti) di relate di notifica e copie delle cartelle di pagamento Equitalia.

Equitalia non ottemperava alla richiesta avanzata dai legali il giorno 23.3.2016 e pertanto il giorno 16.11.2016 la VI sez. del Tar Campania dichiarava che il ricorso era fondato e, pertanto, andava accolto.

Il merito.Il Collegio decisorio osserva che la domanda contiene tutti gli elementi che consentono alla società di riscossione di individuare i documenti richiesti, che il ricorrente ha un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegate al documento al quale è richiesto l’accesso“.

Il collegio continua affermando che la giurisprudenza e la legge riconoscono un obbligo in capo al concessionario Equitalia: “Il concessionario deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con relazione dell’avvenuta notificazione o l’avviso del ricevimento ed ha l’obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell’amministrazione

Pertanto secondo i Giudici del Tar è obbligo di legge conservare le relate e le matrici delle cartelle ed esibirle a richiesta del contribuente ex lege, senza possibilità di scelta.

Per quanto esposto il Tribunale Amministrativo della Campania sez. VI di Napoli, accoglie, e per l’effetto, dichiara l’obbligo dell’intimata società Equitalia di consentire alla parte ricorrente di prendere visione ed estrarre copia, previo rimborso del costo di produzione e dei diritti di ricerca e visura, della documentazione richiesta con l’istanza di accesso.

Con questa sentenza viene ribadito che Equitalia è tenuta a consegnare copie fedelmente riproduttive dei documenti originari, in mancanza dovrà dare conto, a mezzo di propria certificazione, delle ragioni per cui non è possibile depositare la copia conforme all’originale della documentazione richiesta.

La società Equitalia è stata condannata al pagamento delle spese processuali che liquida in  € 1000,00 oltre iva cpa, nonchè al rimborso del contributo unificato.


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Malattia Professionale: ecco le tabelle Inail

L’INAIL pubblica un utile elenco ufficiale aggiornato al 2017 con le malattie professionali tabellate.

I settori più a rischio per infortunio sul lavoro, tecnopatia o malattia professionale, rimangono edilizia e industria, tradizionalmente più sotto pressione quando si parla di malattie professionali. Ma tra gli ambiti nei quali gli addetti vanno incontro con maggiore frequenza a problemi di salute legati al lavoro, ci sono anche il commercio, l’agricoltura, il terziario e i servizi sociosanitari.

Che cosa è la malattia professionale? Stiamo parlando di una patologia che il lavoratore contrae svolgendo l’attività lavorativa a causa di fattori presenti nell’ambiente nel quale presta servizio. Differisce dall’infortunio sul lavoro perché l’infortunio si verifica in modo tendenzialmente immediato, incidendo istantaneamente e in modo traumatico sulla salute del lavoratore (la c.d. causa violenta), mentre la malattia professionale si sviluppa nel tempo per l’esposizione ad un fattore di rischio.

Come funziona il riconoscimento e il risarcimento della malattia professionale. In Italia la tutela delle malattie professionali è basata su un doppio sistema che prevede:
  • Elenco malattie professionali tabellate: per cui vale il principio della “presunzione del nesso tra patologia e attività”. Pertanto “al lavoratore esposto ad una delle lavorazioni a rischio previste negli elenchi, non è richiesta altra documentazione sanitaria, oltre alla certificazione rilasciata dal medico”;
  • Elenco malattie da lavoro non comprese nelle tabelle (extratabellari): quando “le indagini epidemiologiche non hanno prodotto risultati sufficienti tali da giustificare l’inserimento nelle tabelle, il lavoratore o la lavoratrice devono dimostrare con una documentazione appropriata il nesso tra la malattia contratta e le attività professionali svolte£. In ogni caso, una volta ottenuto il riconoscimento da parte dell’Inail della malattia da lavoro, le prestazioni sono identiche sia che si tratti di patologia tabellata o extratabellare.

Indennità riconosciuta dall’INAIL: L’INAIL, a seguito della ricezione della documentazione relativa alla denuncia della malattia professionale del lavoratore con allegato il certificato medico, invita l’interessato a presentarsi presso la sede per la istruttoria amministrativa del suo caso per essere poi sottoposto a visita medica.

Le prestazioni che l’INAIL eroga all’assicurato colpito da malattia professionale

  • cure ambulatoriali
  • indennità giornaliera per l’inabilità temporanea, ovvero, un indennizzo in capitale o in rendita in base al grado e al tipo di menomazione, del danno biologico e per le sue conseguenze patrimoniali
  • rendita ai superstiti
  • assegno di incollocabilità
  • speciale assegno continuativo mensile
  • cure idrofangotermali e soggiorni climatici
  • fornitura di protesi, ortesi e presidi
  • assegno per assistenza personale continuativa
  • rendita di passaggio (in caso di silicosi o asbestosi)

Le prestazioni economiche sono corrisposte anche se il datore di lavoro non è in regola con gli obblighi contributivi, ad eccezione del caso dei lavoratori autonomi (artigiani, coltivatori diretti) e sono erogate tramite pagamento da parte dell’INPS.

Elenco malattie professionali 2017 riconosciute dall’Inail tabellate: lista_tabellari_2017_malattie_professionali


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Malasanità: il risarcimento è un diritto

Diagnosi Errata? Operazione Sbagliata? Chirurgia Estetica fallita?

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malasanitàIn Italia, ogni giorno, molte persone sono vittime di malasanità: record negativo per la Campania.

In base ai dati riportati nella rivista “Rischio Sanità” (2001), in media vengono ricoverati annualmente 8 milioni di pazienti. Di questi 340000 subiscono danni imputabili ad un’errata diagnosi o a negligenza medica. Il numero di dipartite si aggira, invece, su 35000 e considerando i decessi totali (557.584 nel 2000) emerge un dato eclatante: nel nostro Paese il 6% dei pazienti muore per responsabilità sanitaria.

Secondo il rapporto della Commissione Parlamentare d’inchiesta la regione Campania è al quarto posto per i casi registrati di malasanità tra il 2009 ed il 2012. Stando ai numerosi e recenti fatti di cronaca, la situazione non sembra essere cambiata.

Tra gli episodi più clamorosi quello di una donna di 41 anni deceduta per la presenza di liquido nell’addome. Ha atteso 6 ore al Fatebenefratelli di Napoli prima di ricevere una visita. La prima diagnosi ha riscontrato una colica renale trattata con antidolorifici e morfina. I dolori però non passano, così dopo qualche ora le viene prescritta un’ecografia ma il radiografo non è disponibile. I parenti decidono di trasferirla al Pascale, ma sarà troppo tardi.

Un altro caso riguarda un bimbo di 3 anni, morto per una crisi respiratoria. I genitori hanno provato a soccorrerlo con un’iniezione prescrittagli al Santobono di Napoli, dove erano ricorsi qualche giorno prima per una precedente crisi. I medici li avevano tranquillizzati con la prescrizione di una terapia da eseguire a casa. Il piccolo però è stato di muovo male ed ogni tentativo di rianimazione vano.

Gravi negligenze mediche sono state denunciate al Policlinico di Napoli. A qualche ora dal parto cesareo, una donna di 28 anni è stata operata per emorragia interna. Alla vigilia delle dimissioni, è stata costretta ad un nuovo intervento per rimuovere una parte del tubo di drenaggio rimasta nell’addome. In sala operatoria ha rischiato il blocco respiratorio per una disattenzione sull’allergia ad un tipo di anestetico. Fortunatamente, alla fine, si è risolto tutto.

risaricmento malasanitàOgni giorno, molte persone sono vittime di errori in sanità. Spesso, non conoscendo i propri diritti, restano prive del giusto risarcimento.

L’art. 32 della Costituzione sancisce che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo”. Ciò significa che la legge protegge chiunque abbia subito per colpa medica un danno alla salute, propria o di un familiare, conferendogli il diritto ad essere risarcito.

Anche i medici possono sbagliare, ma l’errore più grande è rinunciare alla richiesta di risarcimento danni.

 Contattaci…


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Rottamazione Cartelle Equitalia

Rottamazione Equitalia grazie alla Cassazione

Di rottamazione delle cartelle esattoriali equitalia, condono, sanatoria o abolizione se ne parla da settimane, anche in base a quanto promesso dal Governo Renzi.

Intanto però tra le varie notizie sul destino di Equitalia su cui non vi è alcuna certezza, le ultimissime novità, concrete e verificabili sono frutto di una sentenza con cui è la Cassazione a rottamare davvero l’ente di riscossione.

Rottamazione delle cartelle Equitalia grazie alla sentenza emessa dalla Corte di Cassazione a sezioni unite con n. 23397/2016.

Gli ermellini, nella sentenza, intervengono chiarire una volta per tutte il tema in materia di prescrizione delle cartelle Equitalia da applicare ai crediti erariali. Finalmente i giudici della Suprema Corte, con sentenza n. 233397/16, depositata il 17/11/2016  si sono espressi in favore del contribuente, stabilendo che, in caso di notifica della cartella esattoriale il termine prescrizionale non diventa decennale, ma opera la prescrizione originaria del credito in questione .

La notifica della cartella interrompe la prescrizione, ma non la riconverte da cinque a dieci anni. E’ di applicazione generale il principio, secondo il quale, la notifica della cartella non è altro che un atto interruttivo della prescrizione, ma non certamente un riconversione della prescrizione da quinquennale a decennale.

Si applica sui tutti i debiti da pagare tramite Equitalia, da quelli con le Regioni a quelli con i Comuni. Tale principio, pertanto, si applica con riguardo a tutti gli atti di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali o di crediti relativi ad entrate dello stato, tributarie ed extratributarie, nonchè di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali nonchè delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative.

Meglio il ricorso per debiti ormai prescritti che la rottamazione spot del Governo Renzi.

Con questa sentenza, meglio di una sanatoria, Equitalia viene rottamata in quanto da oggi i cittadini potranno decidere con molta più cognizione di causa se vale la pena aderire alla rottamazione spot del governo, oppure ricorrere per debiti ormai prescritti.

Non farsi intimorire da Equitalia

Non bisogna certamente farsi intimorire dalle azioni che Equitalia pone in essere ogni giorno nei confronti dei cittadini vessati, ma bisogna ragionare con calma insieme a un professionista per capire se c’è possibilità di ricorrere e cosa rottamare.

L’ultima sentenza, lo vogliamo ricordare, ha solo confermato e cristallizzato quanto già previsto dal codice civile, che lo Studio Laudando più volte ha fatto presente in molte commissioni tributarie e talvolta le eccezioni sono state recepite ed accettate da alcuni giudici, mentre in altri i casi i giudici rispettavano l’orientamento dei 10 anni.

Con questa sentenza nulla sarà più lasciato al caso, ma tutti i Giudici dovranno adeguarsi in merito.

Lo Studio Laudando, da sempre impegnato dalla parte dei cittadini contro la società di Riscossione Equtialia con il suo staff è a completa disposizione per comprendere al meglio l’estratto debitorio e capire in modo consapevole cosa fare per annullare il debito oppure cosa fare in materia di rottamazione dello stesso.

 


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